giovedì 27 agosto 2026

 

Più presenza, meno cura?


La medicina generale sta cambiando. Le Case della Comunità e il nuovo ruolo unico vengono presentati come strumenti per rafforzare la sanità territoriale. L'obiettivo è condivisibile, ma dobbiamo chiederci cosa succederà concretamente.


L'accordo del giugno 2026 prevede fino a 6 ore settimanali di attività dei medici di famiglia nelle Case della Comunità. Ma quelle ore non si aggiungono al tempo che abbiamo: vengono sottratte ad ambulatorio, visite domiciliari, lettura di esami, gestione delle terapie, pazienti cronici e fragili e a tutto quel lavoro «invisibile» che fa parte della cura.


Il problema non è lavorare meno. È avere il tempo per lavorare bene.

Inoltre, alcuni colleghi riferiscono di turni nelle Case della Comunità con pochissima attività assistenziale effettiva. Se il medico deve essere presente anche quando non c'è un'attività concreta da svolgere, rischiamo di confondere la presenza con l'assistenza.


C'è poi un altro rischio: avere sempre un medico diverso disponibile può sembrare comodo, ma la continuità con il proprio medico è parte della cura. Conoscere un paziente per anni permette di conoscere la sua storia e di prendere decisioni migliori.

Per questo servono più risorse, non semplicemente una diversa distribuzione delle ore dei medici che già ci sono.



Cosa possono fare i pazienti?

Informatevi, utilizzate correttamente i servizi sanitari e difendete il diritto ad avere un medico che vi conosca e abbia il tempo di seguirvi.


Il 15 settembre molti medici di famiglia saranno in mobilitazione. Io e la dott.ssa Oneta saremo in piazza Duca d'Aosta (davanti al Pirellone dove si terrà il consiglio regionale), a manifestare. 


È inoltre possibile firmare la petizione n. 1451 alla Camera dei Deputati.

Perché questa non è soltanto una battaglia dei medici.


È una discussione sul tipo di sanità che avremo domani.



Più presenza non significa necessariamente più cura.





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